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DISCIPLINARE
DI PRODUZIONE
“PAGNOTTA DEL DITTAINO” DOP
Art. 1 – Denominazione
La
Denominazione di Origine Protetta “Pagnotta del Dittaino”
è riservata al pane che risponde alle condizioni ed ai requisiti
posti dal Reg. CEE 2081/92 e stabiliti nel presente disciplinare
di produzione.
Art. 2 – Caratteristiche del prodotto
All’atto
dell’immissione al consumo la dop “Pagnotta del Dittaino”
si presenta nella tradizionale forma rotonda con una pezzatura compresa
tra 500 e 1.100 gr ovvero come mezza pagnotta affettata e possiede
le seguenti caratteristiche sensoriali:
1. crosta dello spessore compreso tra 3 e 4 mm;
2. tenacità della crosta media;
3. mollica di colore giallo tenue ed alveolatura a grana fine, compatta
ed uniforme;
4. elasticità della mollica (espressa come tempo di recupero
del volume originario una volta rimossa la pressione delle dita)
elevata con recupero veloce e totale;
5. umidità del prodotto non oltre il 38%;
6. mantenimento delle caratteristiche sensoriali (odore, sapore,
freschezza protratte fino a 5 giorni dalla data di produzione).
Art. 3 – Zona di produzione
La
zona di produzione della DOP “Pagnotta del Dittaino”
interessa i comuni di Agira, Aidone, Assoro, Calascibetta, Enna,
Gagliano Castelferrato, Leonforte, Nicosia, Nissoria, Piazza Armerina,
Regalbuto, Sperlinga, Valguarnera Caropepe, Villarosa in provincia
di Enna ed i comuni di Castel di Iudica, Raddusa e Ramacca in provincia
di Catania.
Art. 4 – Prova dell’origine
Ogni
fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando
per ognuna gli input e gli output. In questo modo e attraverso l’iscrizione
in appositi elenchi, gestiti dall’organismo di controllo,
delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione,
dei produttori, dei confezionatori, nonché attraverso la
dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo delle quantità
prodotte, è garantita la tracciabilità del prodotto.
Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi,
saranno assoggettate al controllo da parte dell’organismo
di controllo secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione
e dal relativo piano di controllo.
Art. 5 – Metodo di ottenimento
La
Denominazione di Origine Protetta “Pagnotta del Dittaino”
è propria del pane ottenuto mediante il particolare processo
di lavorazione che prevede l’impiego del lievito naturale,
della semola rimacinata di grano duro ottenuto nel territorio di
cui all’art. 3. La tecnica agronomica prevista per la produzione
del grano duro prevede la seguente successione di operazioni colturali:
effettuazione di una lavorazione medio-profonda nel periodo estivo-autunnale
in funzione alla precessione colturale e all’andamento climatico,
seguita da almeno altre due superficiali allo scopo di rinettare
il terreno dalle infetanti, interrare i concimi distribuiti con
la concimazione di fondo e preparare il letto di semina. Con riferimento
al piano di concimazione, le somministrazioni massime saranno di
120 Kg di N (azoto) ad ettaro e di 100 Kg di P2O5 (fosforo) ad ettaro.
Con riferimento alla gestione del suolo, è vietata la monosuccessione
del frumento duro oltre i due anni. È preferibile far seguire
a tale cereale una leguminosa da granella o da foraggio, oppure
altre colture o ancora il maggese nudo.
Le caratteristiche qualitative della semola devono essere in linea
con i seguenti parametri.
La materia prima utilizzata nella produzione della “Pagnotta
del Dittaino” è la semola rimacinata di grano duro
proveniente dalla molitura del grano duro, prodotto nell’areale
di coltivazione di cui all’art. 3, appartenente alle varietà
Simeto, Duilio, Arcangelo, Mongibello, Ciccio, Colosseo, presenti
per almeno il 70% sul totale dello sfarinato utilizzato. Il rimanente
30% deve essere comunque rappresentato da grano duro appartenente
alle varietà Amedeo, Appulo, Bronte, Cannizzo, Cappelli,
Creso, Iride, Latino, Norba, Pietrafitta, Quadrato, Radioso, Rusticano,
Sant’Agata, Tresor, Vendetta, prodotti nell’areale di
produzione. Non è consentito miscelare il grano con altri
grani provenienti da altri territori siciliani non inclusi nell’areale,
da altre regioni italiane ovvero da altre nazioni. Non è
ammessa semola derivante da organismi geneticamente modificati.
Il grano duro da impiegare nel processo di produzione della semola
deve provenire da semente certificata e rispondere ai seguenti requisiti
minimi qualitativi:
Parametro |
Valore |
| Peso
elettrolitico |
>
78 kg/hl |
Proteine
(N tot. X 5,70)
|
>
12% su s.s. |
| Umidità |
<
12,5% |
| Glutine |
>
8% su s.s. |
| Indice
di giallo |
>
17 b minolta |
Il
grano duro raccolto nell’areale delimitato deve essere sottoposto
a trattamenti di prepulitura e, quindi, stoccato in silos e conservato
senza l’ausilio di pesticidi e prodotti chimici di sintesi.
La macinazione deve essere effettuata mediante tecniche e fasi del
tutto analoghe a quelle attualmente in uso nell’areale delimitato
e qui di seguito descritte.
Il grano duro viene sottoposto a vari trattamenti di pulitura attraverso
passaggi forzati in macchinari che, mediante aspirazione delle parti
più leggere e cernita con vibrosetacci, lo liberano dalle
impurità, da eventuali corpi estranei e dalle cariossidi
striminzite o con peso specifico molto basso.
Alla pulitura seguono due trattamenti di bagnatura alternati da
due periodi di riposo, per complessive 24 ore, per favorire un’efficace
imbibizione della cariosside al fine di agevolare la svestizione
delle parti tegumentali della cariosside ed evitare la bruciatura
delle semole durante la macinazione. L’umidità massima
della cariosside al secondo riposo deve essere del 17,5%.
Alla fase della bagnatura segue la macinazione ad opera dei laminatoi,
che provvedono a frantumare le cariossidi e quindi la cernita dei
frammenti ad opera dei setacci dei plansichter e delle semolatrici
che provvedono a deviare i vari frammenti in altri laminatoi, in
base alla granulometria degli stessi. La semola da impiegare nel
processo di produzione del pane deve possedere le seguenti caratteristiche
minime:
Parametro |
Valore |
| Umidità |
<
15,5% |
| Ceneri |
0,70-0,90%
s.s. |
| Glutine |
>
10% su s.s. |
| Indice
di giallo |
>
23 b minolta |
| Proteine |
>
10,50% su s.s. |
| Indice
di caduta F.N. |
<
480 sec. |
| Assorbimento |
>
60% |
| Tempo
di sviluppo |
2
min. |
| Stabilità |
>
5 min. |
| Grado
di rammollimento a 12 min. |
<
65 U.F. |
La
DOP “Pagnotta del Dittaino” si ottiene dalla cottura
completa di una pasta convenientemente lievitata preparata con semola
di grano duro, acqua, lievito naturale e sale nelle percentuali
di seguito stabilite:
Ingredienti |
Quantità |
| Semola |
100
kg |
| Acqua |
58-70
l* |
| Lievito
naturale |
15-18
kg ** |
|
Sale |
1,7
kg |
* Varia al variare del contenuto in glutine e della percentuale
di umidità della semola.
** Varia al variare della temperatura ambiente.
Il
lievito naturale utilizzato per la produzione della DOP “Pagnotta
del Dittaino” deriva da un “lievito madre” opportunamente
rinnovato. I rinnovi si effettuano con la seguente cadenza: ogni
24 ore una parte di “lievito madre” si impasta con due
parti di semola ed una di acqua al fine di ottenere, dopo 10 minuti
di impasto, una massa dalla quale si ricavano quattro masse lievitanti.
Di queste una verrà utilizzata come “madre”,
e quindi rinnovata dopo 24 ore e le rimanenti 3 parti verranno aggiunte
negli impasti, come “lievito naturale”, dopo almeno
5 ore di maturazione.
Tutti gli ingredienti sopra menzionati (semola, acqua, lievito naturale
e sale) devono rispettare le normative igienico-sanitarie prescritte
dalla legislazione vigente.
L’impasto si effettua a mezzo di un’impastatrice a braccia
tuffanti per un tempo di 12 minuti.
L’impasto appena formato deve possedere le seguenti caratteristiche:
| Parametro |
Valore |
| Temperatura |
26-27
°C |
| Acidità |
5-5,3
pH |
L’impasto
riposa in vasca per 15 minuti e quindi si provvede alla formatura
dei pani in pasta di peso di Kg 1,200 ± 20 e di forma sferica
che può avvenire manualmente ovvero con l’ausilio di
macchine arrotondatici. Le forme in pasta sono quindi disposte su
pianali aventi una superficie liscia, uniforme, lavabile e sanificabile
al fine di evitare, durante la fase di lievitazione, contaminazioni
indesiderate di lieviti e batteri ubiquitari che potrebbero alterare
il regolare processo di lievitazione condotto dai lieviti naturali.
La fase della lievitazione si articola secondo quanto di seguito
riportato:
| Parametro |
Valore |
| Tempo |
170-180
min. |
| Temperatura |
30-32°C |
| Umidità |
58-63% |
Raggiunta
l’ottimale lievitazione le forme in pasta entrano nel forno
di cottura, sia esso a legna o a gas, a riscaldamento indiretto.
La fase della cottura si articola secondo quanto di seguito riportato:
| Parametro |
Valore |
| Tempo |
60
min. |
| Temperatura |
230°C |
All’ingresso
del forno di cottura le forme in pasta lievitate sono investite
da un getto di vapore sulla superficie per conferire la particolare
colorazione alla crosta. Alla cottura segue la fase del raffreddamento.
Le operazioni di coltivazione e raccolta del grano e le operazioni
di produzione e confezionamento della DOP “Pagnotta del Dittaino”
devono avvenire all’interno dell’areale di produzione
definito all’articolo 3 al fine di garantire la tracciabilità
ed il controllo e per non alterare la qualità del prodotto.
Art. 6 – Legame con l’ambiente
Anticamente
il grano raccolto era stoccato in apposite fosse o in magazzini
ed ivi naturalmente conservato al riparo dall’acqua. Non si
faceva ricorso a trattamenti intesi a preservare il cereale da infestazioni
fungine ovvero dagli insetti parassiti. Alla bisogna il grano veniva
portato ai molini viciniori per la molitura.
Parimenti il grano duro raccolto nell’areale delimitato è
sottoposto esclusivamente a trattamenti di prepulitura per liberarlo
dalle paglie, dalle impurità e dai corpi estranei e, quindi,
stoccato in silos e conservato senza l’ausilio di pesticidi
e prodotti chimici di sintesi. Gli unici trattamenti permessi ai
molini sono esclusivamente di natura fisica. Sono infatti consentite
le refrigerazioni della massa con aria fredda ed i rivoltamenti.
Tali trattamenti infatti evitano il surriscaldamento della massa,
fenomeno questo che crea un ambiente idoneo allo sviluppo di muffe,
alla formazione di micotossine ed alla schiusura delle uova degli
insetti parassiti e che può provocare pure la germinazione
delle cariossidi.
<<… In Sicilia il pani i casa (pane casereccio)
è di forma rotonda. La semola di grano duro, precedentemente
setacciata, è sistemata sulla madida (gramola); fatta una
conca, vi si aggiunge il lievito naturale (u criscenti), l’acqua
calda, il sale … Terminata la fase dell’impasto, spezza
e modella manualmente la pasta ottenendo pani di pani del peso di
un chilo e di forma rotonda (circa 20 centimetri di diametro, 7
di altezza). … Si caratterizza per la crosta poco croccante
e la mollica dall’alveolatura fine e omogenea…>>.
La DOP “Pagnotta del Dittaino” si distingue dagli altri
prodotti appartenenti alla stessa categoria merceologica in particolare
per la consistenza della crosta e per il colore giallo tenue ed
alveolatura a grana fine compatta ed uniforme della mollica. Altra
particolare caratteristica della DOP “Pagnotta del Dittaino”
è la capacità di mantenere inalterati per ben 5 giorni
le caratteristiche sensoriali quali odore, sapore e freschezza.
Tali particolari caratteristiche sono indubbiamente riferibili e
quindi strettamente correlate al grano duro che interviene come
materia prima principale e predominante nel processo di produzione
e che grazie alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio
di riferimento assume valori qualitativi elevati.
I terreni sui quali si effettua la coltivazione del grano duro si
presentano con un impasto mediamente argilloso. Il clima è
tipicamente mediterraneo, caratterizzato da un regime pluviometrico
fortemente irregolare durante l'arco dell'anno, con concentrazione
delle precipitazioni nel periodo autunno-vernino e valori medi annui
di circa 500 mm, e da temperature medie mensili più elevate
nei mesi di luglio e agosto, mentre quelle minime si registrano
in gennaio e febbraio con valori che, solo in casi eccezionali,
si abbassano fino a raggiungere valori tali (O°C) da poter arrecare
danni alla coltivazione.
I parametri pedologici e metereologici individuati concorrono a
definire l’unicità dell’ambiente in cui si effettua
la coltivazione del grano duro al punto da ottenere un prodotto
dalle caratteristiche qualitative e sanitarie eccellenti (esenti
da micotossine) in grado di esaltare nella DOP “Pagnotta del
Dittaino”caratteristiche sensoriali uniche.
Il grano duro, come dimostrano le testimonianze storiche, è
stato da sempre utilizzato per la panificazione, a differenza di
altre zone d’Italia dove veniva e viene impiegata la farina
di grano tenero, in grado di ottenere un prodotto che mantenesse
per un arco temporale di una settimana le principali caratteristiche
sensoriali.
Il mantenimento di tali caratteristiche era dovuto non solo all’impiego
della semola rimacinata di grano duro ma anche all’impiego
del “criscenti”. La fermentazione della pasta acida
è affidata all’equilibrio dinamico che si instaura
tra batteri lattici e lieviti. Le specie microbiche maggiormente
riscontrate sono Lactobacillus sanfranciscensis (Lactobacillus brevis
subsp. lindneri), Candida milleri e Saccharomyces exiguus.
Isolati in impasti acidi siciliani dell’area sono tra i lieviti
un ceppo di Saccharomyces cerevisiae, Y135, un ceppo di Candida
humilis (RG12) ed un ceppo isolato dalla stessa matrice e non identificato
(ISA2); tra i batteri lattici, vi sono i ceppi di Lactobacillus
sanfranciscensis MSA, MSB, MSC e K4.
La migliore sinergia, intesa come maggior incremento in volume dell’impasto,
è stata registrata nell’associazione Saccharomyces
cerevisiae Y135 e Lactobacillus sanfranciscensis MSB.
Fra le molteplici testimonianze rinvenute in scritti antichi, molte
sono quelle che ricadono nell’area di coltivazione del grano
duro e che sono divenuti nel tempo i depositari di un patrimonio
di saperi e costumi inerenti la cerealicoltura e la produzione del
pane, appunto.
Così, nell’area di Agira, come riporta il testo di
Provitina, intensa era in particolare l’esportazoine del frumento
ed olio verso l’Egitto, la Siria e la Grecia; a testimonianza
di una realtà mantenutasi nel tempo, come conferma Amico,
la stessa Agira nel XVIII secolo non temeva confronti con altre
zone della Sicilia grazie alle floride attività delle coltivazioni
di seminativi.
L’origine della “Pagnotta del Dittaino” è
da rinvenirsi nella lunga tradizione storica e culturale che ha
caratterizzato l’area comprendente il territorio di gran parte
della provincia di Enna e della provincia di Catania. Come si evince
dallo studio di Corradini Federico II ad Enna, urbs inespugnabilis:
risvolti storici, politici, economici la tradizione cerealicola
ennese produceva un pane ottenuto dalla semola rimacinata di grano
duro. <<…Enna era ricca di acque, di boschi, di cereali
(non bisogna dimenticare che la città fin dalla notte dei
tempi fu la sede del culto di Demetra-Cerere, dea delle messi).
La pastorizia era largamente praticata, con il vantaggio della ricca
produzione di latte e derivati (cacio, ricotta) nonché la
lana, le pelli, la carne. Il pane, la “pagnotta”, era
uno degli alimenti base realizzata con farina di frumento …>>.
Da sempre, quindi, la coltivazione del grano duro nell’area
comprendente alcuni comuni di Enna e di Catania ha rappresentato
uno dei cardini principali del locale sistema economico rivestendo
una notevole valenza sia sociale che ambientale e culturale. Secondo
il mito le ragioni di una vocazione cerealicola così intensa
trova giustificazione nel fatto che proprio nell’area ennese,
in particolare in corrispondenza del lago di Pergusa, si apriva
la porta degli Inferi dalla quale la dea Demetra/Cerere usciva portando
sulla terra per quattro mesi all’anno il vigoroso rigoglio
vegetativo che le valse appunto l’appellativo di “dea
delle messi”.
Da una credenza così lontana nel tempo si è giunti,
ai giorni nostri ad una realtà che vede nell’area attraversata
dal fiume Dittaino, affluente del Simeto, la culla di una cultura
del pane talmente radicata che, come il Barberis riporta: <<…
se il Piave è il fiume sacro alla Patria – come non
manca di ricordare il cartello a chi imbocca il fatidico ponte in
direzione di Trieste - Enna è la città sacra al pane
e il suo comune potrebbe opportunamente segnalarlo ai turisti>>.
Una testimonianza del notevole ruolo che il grano duro rivestiva
nelle abitudini alimentari dei siciliani giunge proprio da Plinio
il Vecchio che, nel “De Naturalis Historia”, così
riportava <<…Ceres frumenta, quum antea glande vescerentur,
eadem molere et conficere in Attica, et alia in Sicilia, ob id dea
iudicata…>>. Infatti, proprio mentre in altre regioni
della penisola italica si ottenevano farine dalle ghiande, castagne
o da altri cereali, quali orzo e segale, in Sicilia la grande dea
Cerere insegnava ai contadini a fare il pane con farina di frumento.
Ed è grazie a tale insegnamento, secondo quanto esposto da
Sonnino, che i contadini siciliani riuscivano, nonostante le grandi
miserie, a sopravvivere in quanto si nutrivano di pane ottenuto
dalla farina di frumento rispetto ai contadini del Nord afflitti
dalla pellagra .
La coltivazione del grano duro nelle aree interne della Sicilia,
comprendenti i comuni della provincia di Enna e Catania, occupa
un posto di rilievo non solo per quanto riguarda la superficie investita,
ma anche perché interessa contrade tradizionalmente coltivate
a grano duro in asciutto. Proprio in tali comuni, sia per le condizioni
pedologiche che climatiche, l’unica coltura che è stata
in grado, nel corso degli anni, di garantire alla popolazione agricola
locale occupazione ed equi redditi è stata il grano duro.
Art.
7 – Controlli
Il
controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è
svolto, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del
Reg. CEE 2081/92.
Art.
8 – Etichettatura
La
DOP “Pagnotta del Dittaino” viene confezionata con un
film plastico microforato ovvero in atmosfera modificata tale da
garantire l’aspetto igienico-sanitario consentendo, al contempo,
la traspirazione del prodotto confezionato. In etichetta devono
essere riportate le seguenti diciture:
1. il logo della denominazione “Pagnotta del Dittaino”
2. l’elenco degli ingredienti;
3. il peso;
4. il nome, indirizzo e logo della ditta di produzione;
5. la data di scadenza.
E’ vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non
espressamente prevista. E’ tuttavia ammesso l’utilizzo
di indicazioni che facciano riferimento a marchi privati, purché
questi non abbiano significato laudativo o siano tali da trarre
in inganno il consumatore.
Il logo della denominazione, di forma rettangolare (base 8 cm X
altezza 4,8 cm, con bordo trilineo), si compone in basso a sinistra
di due spighe di grano duro che, disposte in maniera perpendicolare,
delimitano uno spazio nel quale si collocano due pagnotte di cui,
una di forma intera sormontata da una seconda di forma dimezzata.
In basso a destra è riportato il logo comunitario della dop.In
alto, al centro di un rettangolo compare su un unico allineamento
la scritta orizzontale “PAGNOTTA DEL DITTAINO” DOP (Carattere
Felix Titling, Dimensione 17, Stile normale, Effetto maiuscoletto).
Indici colorimetrici
Giallo: 100% pantone yellow 109 cv;
Blu: 100% pantone blue reflex;
nero: 100% pantone black.
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